ATC Toscana intervista Folco Terzani

Folco Terzani racconta ad ATC Toscana le proprie esperienze in tema salute. E lo fa senza trascurare alcun aspetto: dal rapporto mente-corpo alla necessità di tornare a cercare la risposta alle vere grandi domande.

Dopo aver curato le memorie del padre Tiziano nel libro “La fine è il mio inizio” (Longanesi, 2006), nel 2011 Folco Terzani pubblica “A piedi nudi sulla terra” (Mondadori). Nel 2017 escono “Il cane il lupo e dio” (Longanesi) e “Ultra” (Sperling & Kupfer), scritto con Michele Graglia.
Intervista di Davide Borghetti.

ATC: Il progresso tecnologico, già dai tempi della rivoluzione industriale, procede di pari passo con una visione materialistica dell’esistenza, in parte giustificata dalla necessità di comprendere e assecondare i traguardi della scienza. Sono però fiducioso che in un futuro prossimo riusciremo a trovare una maggior equilibrio tra materia e spiritualità (non necessariamente religiosa). Che ne pensi? 

Folco Terzani: Penso che il cambiamento sia già in atto. Molti paesi, che sino ad oggi erano stati risparmiati dal progresso, stanno affrontando proprio adesso il primo vero salto verso la materia. Tutti gli altri, che invece questo salto lo avevano già compiuto da tempo, si stanno rapidamente avvicinando ad un punto cieco e stanno subendo tutta la stanchezza derivante dal fatto di avere troppe cose e, di conseguenza, troppi problemi. Ecco che allora si affaccia la necessità di tornare verso le grandi domande e verso la spiritualità.
E’ un andamento simile a quello di un pendolo, e non si fermerà mai.
In occidente abbiamo cominciato a cercare risposte a domande veramente importanti – basti pensare a tutti gli interrogativi legati alla salute della Terra e della Natura. Si tratta del desiderio di ritornare a elementi spirituali più grandi e più importanti, mettendo un po’ da parte il materialismo.

ATC: In occidente, le risposte ad alcune “grandi domande” vengono talora ricercate nella filosofia orientale, che viene mutuata da popoli con una storia millenaria molto diversa dalla nostra. Solo in pochi però, forse perchè favoriti da un vissuto e da una sensibilità particolari, riescono faticosamente a elaborare una giusta chiave di lettura. Perchè allora non affrontare qui – ovvero dentro di noi, nelle nostra storia, nella natura che ci circonda la ricerca di certe risposte? Credo sarebbe molto più utile e accessibile.

F: Probabilmente sì, ma occorre riflettere sul fatto che in realtà nulla ci appartiene. Persino il Cristianesimo, che ci sembra una parte così significativa della nostra storia, affonda le sue radici in terre molto lontane. Quello che in realtà ci appartiene davvero, che appartiene a tutti e che è parte di ogni cultura, è la ricerca di risposte a determinate problematiche.
Piuttosto che preoccuparci di tracciare margini e confini lungo la nostra storia, dovremmo ricercare una connessione con la natura senza troppe mediazioni con le tradizioni – e i movimenti ambientalisti odierni tendono proprio in questa direzione.
Bisogna imparare ad abituarsi alla possibilità di cambiamenti: i paesi, i nomi e gli stati vanno e vengono. Alcuni stati, sino a poco tempo fa, non esistevano nemmeno. Altri, oggi, non esistono più. Non sono altro che definizioni arbitrarie.

ATC: Suo padre diceva “la mia mente è libera, il mio corpo no”.  Eppure avviene spesso il contrario: siamo ossessionati dal controllo del corpo e dall’immagine, ma abbiamo poco riguardo per la nostra mente che, incatenata da pregiudizi e insicurezze, finisce per rimanere celata a noi stessi e agli altri. Eppure è proprio nel declino del corpo e nella malattia che molti riescono a trovare la libertà della mente. Che ne pensi di questo dualismo mente-corpo?

F: E’ vero: siamo alla costante ricerca di un corpo perfetto. A Singapore mi capita spesso di vedere occidentali che non fanno altro che correre, sudare e darsi da fare per ottenere un corpo possente e muscoloso. I cinesi invece, con la pratica del Tai Chi o di discipline affini, possiedono una visione più armoniosa, rispettosa ed equilibrata, riuscendo così a mantenere una condizione fisica adeguata persino in età avanzata. Anche quando i muscoli se ne saranno andati e il corpo comincerà il suo naturale declino.
Questo perchè nel loro approccio vi è un rapporto mente-corpo molto più equilibrato rispetto al nostro. Pensiamo, ad esempio, al fenomeno mondiale dello Yoga: molti occidentali lo praticano solo per il beneficio fisico che ne deriva, mentre gli orientali lo praticano per restare in connessione con sè stessi e creare una linea diretta tra mente e corpo.

ATC: Per lavoro purtroppo entro spesso in contatto con condizioni in cui purtroppo la mente non è, e non può essere, libera. Molte malattie psichiatriche o neurologiche possono viziare o addirittura negare il contatto e la percezione del proprio mondo interiore. Per tua esperienza come viene vissuta, in varie parti del mondo, la disabilità mentale? 

F: Siamo ancora molto lontani da una vera inclusione. Noi occidentali cerchiamo sempre di conformarci, di essere uguali, di rientrare in una qualche media. In India invece tutte le persone, anche quelle affette da una qualche disabilità, vivono e si muovono in mezzo a agli altri. C’è una maggiore e più genuina apertura alla diversità. Noi facciamo uno sforzo immane per poter dare un senso alle cose, ci aggrappiamo alle parole e alle definizioni, ma alla fine la verità è che viviamo costantemente nella paura del diverso. E pensare che in molti popoli alcune diversità vengono addirittura apprezzate, come nel caso degli sciamani. 

ATC: L’eccessiva burocratizzazione e i continui tagli alla sanità pubblica hanno ridimensionato il rapporto medico-paziente ad una semplice “erogazione e fruizione un servizio”. Oltre alla intrinseca criticità, questo aspetto non rende giustizia ai risultati della sanità italiana, che in molti casi rasentano l’eccellenza. Cosa ne pensi dei medici e del sistema sanitario italiano?

Conosco bene il sistema sanitario della Regione Toscana. Quando sono dal medico, seduto in sala d’aspetto, mi capita spesso di ascoltare le persone che cominciano a lamentarsi per un po’ di ritardo: “nel nostro paese non funziona mai niente”. Io le guardo, e dico loro: “non siete mai stati a Calcutta, vero?”.
E’ tutto un altro universo. 
L’Italia è un paradiso persino rispetto agli Stati Uniti, e le persone non se ne rendono conto. [Negli USA] mi furono richiesti ottocento dollari per un piccolo taglio, e quarantamila dollari per un ricovero di tre giorni in ospedale a causa di una febbre tifoide. Quarantamila. Dove li trovi, così su due piedi?

ATC: Peraltro sono proprio queste le situazioni in cui più facile cadere vittima di truffe o di sedicenti maghi che promettono la guarigione in modi economici ma privi di qualsiasi validità scientifica. Chi non può permettersi di pagare le cure o una assicurazione sanitaria finisce presto per abbandonare la medicina basata sull’evidenza e diventa facile bersaglio per i ciarlatani

F: Verissimo. Tempo fa mi sono ferito in mezzo alla giungla, e sono finito in ospedale. Non ci è voluto molto prima che mi togliessi la flebo da solo e scappassi via. 
Le persone non si rendono conto delle condizioni in cui versano certi ospedali e di quella che può essere considerata la sanità pubblica in certe zone del mondo. Certo, chi è molto ricco e ha la possibilità permettersi un ricovero presso gli ospedali delle grandi città può anche trovare ambienti lussuosi e dalle prestazioni straordinarie, ma per la stragrande maggioranza della popolazione non è così. 
Ricordo un mio amico di Calcutta, affetto da malaria: i familiari e gli amici gli riempirono la casa e la camera di candele e icone, alternandosi nelle preghiere. E’ stato molto più contento quando l’ho preso in braccio e l’ho portato in ospedale. L’umanità è una bellissima cosa ma per le malattie, oltre alle preghiere, servono strutture ospedaliere e medicinali.
In italia siamo fortunati, la vita media si allunga sempre di più e tutto sommato le cose funzionano: non lamentiamoci….

ATC: Nel logo dell’associazione ho inserito una chiave di violino distorta in modo da rappresentare un abbraccio materno, ovvero la prima vera forma di “cura” messa in atto da un essere umano nei confronti di un altro. Anche se solo metaforicamente, non dovremmo forse tornare un po’ a questo?

F: E’ un bellissimo messaggio, e sono proprio persone come te che devono diffonderlo e farlo conoscere!
Purtroppo abbiamo un po’ perso questo modo di relazionarci. Siamo alla continua ricerca della perfezione…e non abbiamo più tempo per un abbraccio. Manca la coralità.
Madre Teresa concedeva a tutti l’abbraccio in extremis, in punto di morte. Oramai se un qualcosa non garantisce un ritorno, un guadagno, non lo concediamo più.
L’abbraccio funziona, ma occorre essere capaci di darlo e soprattutto di sentirlo. Vero è anche che i medici sono frustrati dalla mancanza di tempo e dall’impossibilità di assistere i malati come vorrebbero. Negli ospedali ho notato che i pazienti apprezzano molto “Un altro giro di giostra”. Perchè se sei ricoverato e stai lottando contro un male, diventa difficile avere continuamente a disposizione dei medici per discutere di certe questioni, così come per i medici sarebbe impossibile dedicare a tutti del tempo per questo tipo di attività. Ecco allora che anche un libro, una lettura, il contatto con un pensiero diverso possono aiutare moltissimo nell’affrontare un percorso difficile.