Quando il Natale porta tristezza – Il Christmas Blues

“Non so perchè, ma non sopporto il Natale”
“A chi lo dici, io non vedo l’ora che siano finite tutte le feste”
“Già. Non riesco proprio ad essere felice per forza”.

Che le feste siano foriere di stress e sovraccarico emotivo è cosa nota e risaputa, e a tutti sarà capitato di provare sulla propria pelle un po’ di insofferenza per questo particolare periodo dell’anno.
Non è solo un’impressione: per gli esperti di psiche il Natale possiede effettivamente una forte azione destabilizzante, cosa che si fa sentire soprattutto nei confronti di chi si trova in un momento di fragilità.

Il senso di disinibizione che si accompagna (o che viene imposto) al periodo festivo mette a dura prova la capacità di autocontrollo: per chi è abituato a vivere in eterno equilibrio tra piccole concessioni e sensi di colpa gli eccessi di questi giorni rappresentano un sicuro deragliamento.
Il Natale viene poi artificiosamente rappresentato come un periodo magico e portatore di chissà quali novità, esperienze e cambiamenti – promesse che, al calare del sipario, verranno tutte mestamente riposte sopra l’armadio, a catturar polvere per un anno tra l’albero e le statuine del presepe.

E i ricordi…dove li mettiamo? La slitta di Babbo Natale è stracarica di ricordi, prima ancora di regali. E ogni anno ne ha qualcuno in più da lasciarci. Alcuni piacevoli, altri meno. Ah, a proposito di anni: l’arrivo delle festività coincide proprio con la fine di un altro ciclo di dodici mesi, che va ad aggiungersi al cumulo degli -anta.
Mettiamoci poi l’obbligo sociale di festeggiare e di essere felici per forza, tanto per rendere ancor più indigeribile il compito di scendere a patti con i dolori e i conflitti interiori che ci attagliano anche per tutti gli altri 364 giorni. Aggiungiamo un po’ di eccessi alimentari, una destrutturazione del ritmo sonno veglia, i problemi sul lavoro, la necessità di conciliare le finanze e risorse con la rincorsa ai regali e il fatto dover rispondere all’ennesimo “Hai trovato la fidanzata?” – magari chiesto in un momento di silenzio da quella prozia che non ricordavamo nemmeno di avere.

Eppure tutta questa aneddotica, chiara come il sole e alla quale tutti abbiamo qualcosa da aggiungere, non viene confermata dagli studi statistici. In questo periodo, difatti, non si registra un significativo incremento dei ricoveri nei reparti di psichiatria né nell’afflusso agli ambulatori. Persino i tentativi di suicidio sono nella media.
Gennaio, tanto per dire, è un mese solitamente più critico rispetto a Dicembre.

Il Christmas Blues dunque non esiste?

La risposta è semplicissima.
Sentirsi sotto pressione è una cosa assolutamente normale, e non dobbiamo lasciarci convincere del fatto di aver perso il controllo di qualcosa. Se è vero che il Natale si porta dietro un carico emotivo maggiorato, la stragrande maggioranza delle persone non ha difficoltà o problemi di sorta a compensare questo temporaneo squilibrio.
Associare continuamente le parole depressione e Natale aiuta sdoganare il nostro sacrosanto diritto di non essere felici durante le feste, in quanto ci permette di attribuirci l’etichetta di “affetti da Christmas Blues”.

E qui sta l’errore.

Se è vero che a Natale tutto è possibile, allora è possibile anche avere il diritto di viverlo come lo riteniamo più giusto, senza per questo doverci nascondere dietro la scusa della depressione o di una qualche altra anomalia. Siamo talmente abituati a conformarci che ci dimentichiamo di avere il diritto di sentirci come vogliamo durante le feste. Non contenti, arriviamo persino a sentirci in colpa per non essere felici come dovremmo.

È insensato.

È insensato pensare di avere un problema se non riusciamo ad essere felici e sorridenti, se non siamo entusiasti di passare delle ore seduti al tavolo o se proprio non possiamo fingere interesse per i regali, per le lucine colorate e per parenti che non vediamo quasi mai.

Sì. Essere tristi, a Natale, è normalissimo.

Così come lo è essere felici o arrabbiati, stressati o propositivi, speranzosi o disillusi al cenone di Capodanno, alle grigliate di ferragosto o in un qualunque altro giorno dell’anno. Non significa essere diversi, aver fallito nel cogliere lo spirito natalizio o aver tradito chissà quale aspettativa.
Dobbiamo semplicemente cercare di essere noi stessi, oggi come in qualunque altro momento.

Dare dignità di esistenza alle proprie emozioni, senza soffocarle. Viverle per poterle elaborare. Cercare il bello e il buono in ogni situazione: nel contatto con la famiglia, nel sorriso di un figlio, nella pausa dal lavoro, nel fare o farsi un piccolo regalo, nel compiere un bel gesto o nel scegliere il colore di una pallina. Rivivere i propri ricordi, belli, brutti o dolorosi che siano, purchè significativi.
O anche nel rivendicare il diritto a non fare assolutamente nulla, restando immersi per 24 ore nella silenziosa tana del Grinch.

Lasciamoci alle spalle il fardello di dover indossare questa inutile maschera.

Oh, ecco…siamo arrivati al punto.

Prendiamo una bella scatola da regalo, con un gran fiocco colorato.
Dentro mettiamoci il regalo più importante: la libertà di essere come vogliamo.
Sotto l’albero, con tutte le luci colorate e le decorazioni, farà un gran figura.